DISPENSA
Nel 1977 un gruppo di psicologi ricercatori dell’Università della California, a Irvine, aveva segnalato il ruolo positivo che la musica classica (Vivaldi, Bach, Beethoven, Mozart, e così via) ha per lo sviluppo dell’intelligenza e come a 5 - 6 mesi di età si sia già ricettivi al ritmo, alla struttura e alle cadenze musicali. Raccomandavano, perciò, di coinvolgere presto i bambini in attività musicali. Oggi, dalla Germania, ci giungono i risultati di uno studio scientifico molto rigoroso, che mostra come una buona educazione musicale negli anni delle elementari renda i bambini non soltanto più intelligenti, ma anche più socievoli e collaborativi.
“I bambini che studiano e fanno musica” - spiega il pedagogista musicale Hans Bastian, responsabile della ricerca - “riescono a concentrarsi meglio dei bambini che non suonano alcuno strumento; hanno anche una resa superiore in matematica, geometria e in lingue, nonostante siano più impegnati degli altri bambini in termine di tempo, poiché devono fare esercizio e suonare in gruppo”.
Lo studio tedesco ha coinvolto, dal 1992 al 1998, le scuole berlinesi a indirizzo musicale (con due ore di lezione di musica consecutive, dove si impara a suonare uno strumento e si fa musica di gruppo) e due scuole con la tradizionale lezione di musica della durata di un’ora. Nei sei anni della ricerca sono stati raccolti e analizzati statisticamente oltre un milione di dati su un totale di 170 alunni tra i 6 e 12 anni. I risultati dello studio sono tutti a favore di un’educazione di qualità: con “spazi gioco” musicali, insegnanti veramente competenti, musica di buon livello e via via più complessa. Inoltre è stata dimostrata la non trascurabile influenza che la musica ha sul carattere e sulla formazione di ogni individuo, in special modo nel periodo infantile perché stimola la parte creativa e contribuisce a costituire un “modus vivendi” proteso verso la socialità. Ma perché accade tutto questo?
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