La Melodia
Sebbene si tenda ad indicare generalmente nell’emisfero destro la sede del cervello dove nasce l’ispirazione musicale, non è di fatto ancora chiaro quale sia l’effettiva organizzazione cerebrale della musica. Nell’ultimo ventennio, gli studi sperimentali si sono affiancati ai dati clinici raccolti in individui cerebrolesi, più o meno famosi. La tecnica usata in questi esperimenti è quella dell’ascolto dicotico, consistente nel riconoscimento di stimoli differenti tra di loro trasmessi simultaneamente alle due orecchie. Quando i due stimoli uditivi sono simultanei entrano in competizione tra di loro e vince lo stimolo trasmesso all’orecchio opposto (controlaterale) all’emisfero cerebrale che è delegato alla sua elaborazione. Se gli stimoli sono due parole, una trasmessa all’orecchio destro e una al sinistro, il soggetto riconoscerà meglio lo stimolo trasmesso all’orecchio destro. Trattandosi infatti di informazione verbale, è l’emisfero sinistro quello interessato, l’emisfero appunto controlaterale all’orecchio destro. Usando invece stimoli uditivi non verbali, come delle melodie, l’orecchio vincente risulta il sinistro perché controlaterale all’emisfero destro, appunto interessato al materiale musicale. La melodia è un insieme di toni isolati che non vengono percepiti separatamente, ma nel loro insieme, come una serie di punti sarà percepita per esempio come un triangolo, un quadrato o un cerchio. La forma prevale sui singoli elementi ed essa viene percepita come un tutto. La melodia è stata infatti considerata dagli psicologi un esempio classico di forma che riorganizza gli elementi componenti. Che la melodia venisse riconosciuta dall’emisfero destro era un risultato che si accordava con una concezione diffusa della specializzazione emisferica: l’emisfero destro elabora l’informazione secondo una modalità globale, sintetica, per la quale riconosce una melodia o una faccia nel loro insieme senza un’analisi dettagliata degli elementi particolari; l’emisfero sinistro elabora l’informazione in modo analitico, elemento per elemento, così come accade nell’ascolto di una frase, quando la sua comprensione si realizza attraverso il riconoscimento delle singole parole, dei pronomi, dei verbi, ecc. Questa distinzione è espressa lucidamente nelle parole di W.A. Mozart: “Nella mia immaginazione non sento le parti in successione, ma le sento come se fossero tutte insieme in una volta”.
La dicotomia emisfero destro/riconoscimento sintetico - emisfero sinistro/riconoscimento analitico venne ulteriormente articolata anche dopo una serie di esperimenti proprio sul riconoscimento di melodie. Bever e Chiarello nel 1974 sottomisero due gruppi di soggetti, uno “naïf” per la musica e uno “esperto”, ai compiti di riconoscimento di una melodia o di una coppia di toni estratta da una melodia, trasmessi ai due orecchi. I naïf riuscirono solo a riconoscere le melodie, con una preferenza per quelle trasmesse all’orecchio sinistro (emisfero destro), ma non riuscirono nel compito di riconoscimento delle due note. Gli esperti in musica riuscirono in entrambi i compiti, preferendo però l’orecchio destro (emisfero sinistro).
L’interpretazione data a questi risultati fu che nei naïf la melodia è percepita come un tutto e come tale viene elaborata dall’emisfero destro (per cui vince, nella stimolazione simultanea alle due orecchie, l’orecchio sinistro), mentre negli esperti vi è la capacità di elaborare analiticamente la melodia nelle sue componenti, elemento per elemento, e per questo motivo interviene l’emisfero sinistro (e vince l’orecchio destro). Per la stessa ragione gli esperti, a differenza dei naïf, riuscivano a riconoscere se due note erano state estratte o no da una sequenza melodica. La variabile importante introdotta da Bever e Chiarello era il fattore “apprendimento”, una variabile culturale, che avrebbe fatto sì che negli esperti ci fosse stato un graduale trasferimento dall’emisfero destro all’emisfero sinistro durante l’apprendimento del linguaggio musicale. L’esperimento, è stato qui citato non tanto perché conclusivo sul problema della relazione tra musica e cervello (molte sono state le repliche anche negative dei loro risultati), quanto per essere paradigmatico del tipo di ricerche svolte attualmente su questo problema. È stato fra l’altro commentato che la superiorità dell’emisfero sinistro negli esperti potrebbe dipendere non tanto dall’apprendimento, quanto da una predisposizione innata in tali soggetti a trattare in modo analitico l’informazione. Il rapporto esistente tra i due emisferi può variare in funzione del fattore apprendimento all’interno di una stessa cultura, come nei precedenti soggetti naïf ed esperti in musica dell’area di New York, ma anche passando da una cultura all’altra. Nei giapponesi si riscontra la stessa organizzazione cerebrale degli occidentali quando ascoltano la musica occidentale, ma non quando ascoltano i suoni degli strumenti tradizionali giapponesi. In questo caso infatti l’elaborazione è riservata all’emisfero sinistro probabilmente per la connotazione verbale che ha tale musica, un insieme di suoni neutri per gli occidentali ma carichi di significati verbalizzabili per i giapponesi.
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