Effetti provocati dall’esperienza musicale sull’organismo umano
Ascoltando musiche allegre o sentimentali, esaltanti o rilassanti si verificano modifiche del sistema nervoso vegetativo che regola la pressione arteriosa, il ritmo cardiaco, la respirazione, la sudorazione e altre reazioni fisiologiche. Brani musicali come i ballabili o le marce per orchestra provocano risposte soprattutto di tipo motorio: quei movimenti che ci portano, quasi nostro malgrado, a segnare il tempo col piede o con l’oscillazione delle spalle. Altri tipi di musica, invece, provocano soprattutto risposte respiratorie o cardiovascolari; il respiro rallenta e il cuore decelera. Poiché alcuni suoni o ritmi parlano direttamente al nostro sistema nervoso, certe reazioni emotive prodotte dalla musica si verificano in tutte le persone, anche in chi non ha un’educazione musicale. Tuttavia la musica anche una forma di comunicazione strutturata, dotata di un suo linguaggio la cui organizzazione viene decodificata in gran parte dall’emisfero sinistro del cervello, preposto ai processi logici, mentre il destro ne coglie i processi emotivi. Nel corso dell’educazione musicale la fruizione della musica diventa piena e da un’iniziale suo apprezzamento di tipo istintivo si passa ad un ascolto sempre più raffinato e ad una capacità di sviluppare maggiormente la sensibilità dell’ascoltatore.
Ma comunque stiano le cose, dimostrazioni scientifiche a parte, i fatti ci ricordano che la nostra scuola è ancora oggi saldamente attestata sull’equazione comunicazione = verbalizzazione; quindi capacità di comunicare (=cultura) = capacità di parlare (o meglio di scrivere).
Il bambino è ricco di risorse espressivo – comunicative sotto utilizzate (o non utilizzate o addirittura ostacolate) che la scuola deve recuperare: prima di tutto prendendo coscienza e facendola prendere all’allievo, che tali risorse esistono, e che sono risorse semiologiche.
Comunicazione, espressione, attività simbolica, pensiero, non si possono esaurire nella costruzione verbale, né necessariamente possono passare attraverso questa. Molte altre forme sono possibili: un posto quantitativamente e qualitativamente rilevante è stato di fatto assunto da quel modello così fortemente formalizzato e carico d’imponente tradizione storica, che è la musica.
Il suono, e quell’organizzazione del suono che è la musica, sono una forma primaria ed universale dell’essere uomini. Il diritto del bambino di coltivare questa funzione, servendosi espressivamente del mezzo sonoro, deve diventare un dovere della scuola. Invece nella vita del bambino questo bisogno è presto mortificato. Se non sempre nella scuola materna, quasi sempre la repressione è in atto dalle elementari, per non parlare dell’ambiente domestico, e adulto in genere, per il quale il suono - rumore del bambino vale come presenza disturbante, non certo come vitale manifestazione dell’animo infantile.
All’ingresso nella scuola media il preadolescente vede mortificata la sua creatività musicale, ormai atrofizzata, incapace com’è di essere relazionata al proprio vissuto, che la renderebbe maggiormente significativa e soprattutto fruibile in modo consapevole. Tutto ciò che resta dell’originaria disponibilità ad usare il suono come mezzo di comunicazione, è una quasi sempre penosa routine ripetitiva che induce a sterili reiterazioni di quanto ascoltato oppure al silenzio totale.
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