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Sindrome di Asperger

Il linguaggio nel bambino con la sindrome di Asperger

Quali sono invece le caratteristiche linguistiche dei bambini con Sindrome di Asperger? Quali le strategie da attuare a tal proposito?
Recenti studi dimostrano che il 50% dei bambini con Sindrome di Asperger pur sviluppando il linguaggio in ritardo, entro i primi 5 anni di età parla fluentemente. Infatti, anche se l’acquisizione della fonologia(la pronuncia) e della sintassi (la grammatica) seguono le normali tappe dello sviluppo, la pragmatica (come viene utilizzato il linguaggio in un contesto sociale) e la prosodia (insolito timbro, enfasi o ritmo) risultano alterate.

Anche per quanto riguarda il linguaggio sono stati stilati dei criteri diagnostici che secondo i fratelli Gillberg (1989) devono comprendere almeno tre dei seguenti:

    • ritardo nello sviluppo linguistico;
    • linguaggio espressivo superficialmente perfetto;
    • linguaggio pedante e formale;
    • prosodia strana;
    • compromissione della comprensione (tra cui fraintendimenti dei significati letterali/sottintesi).

All’età di 5 anni quindi questo bambino non avrà un ritardo generale del linguaggio, ma delle difficoltà con alcune delle sue componenti specifiche, come ad esempio la pragmatica. In pratica chiacchierando con un bambino con Sindrome di Asperger ci si rende conto di parecchi errori, molto evidenti, che possono emergere quando egli stesso avvia una conversazione partendo da un commento che non ha nulla a che fare con la situazione, ma che si riferisce di solito ad un suo particolare interesse. Una volta avviata la conversazione il bambino corre come un treno, senza mai fermarsi, anzi, si ferma solo quando ha terminato di recitare il suo copione. A volte i genitori riescono ad anticipare esattamente cosa il bambino dirà.
Inoltre questi bambini trascurano completamente lo stato dell’ascoltatore, ignorano se quest’ultimo mostra segnali di imbarazzo o di indifferenza a riguardo. E’ come se in quel momento non stia ascoltando oppure non sappia come integrare nel dialogo i commenti, i sentimenti e le conoscenze dell’altro.
Quando ha dei dubbi su cosa dire ha la tendenza a fare delle lunghe pause per pensare prima di rispondere o di cambiare argomento. Tutto questo rende la conversazione molto monotona e da l’impressione che il dialogo ruoti sempre intorno all’argomento di suo interesse per evitare di apparire stupidi.
Altra insolita caratteristica riguarda la tendenza di fare commenti, affermazioni e domande fuori contesto che possono essere associazioni di parole, frasi bizzarre o frammenti di una conversazione precedente.
Hanno inoltre la tendenza ad interrompere o a sovrapporsi agli altri mentre parlano sempre a causa della loro mancata distinzione del significato di una breve pausa da quello della fine di un argomento.
Le strategie per ovviare a queste difficoltà possono mirare a: insegnare al bambino ad usare frasi di apertura appropriate e a chiedere spiegazione o aiuto quando non ha capito; incoraggiare ad ammettere di non sapere qualcosa; insegnare gli indizi che segnalano quando rispondere, interrompere o cambiare argomento; insegnare commenti/frasi solidali; sussurrare all’orecchio del bambino cosa dire all’altra persona; svolgere attività di recitazione e dizione sull’arte della conversazione; usare le storie sociali e le conversazioni a fumetti come rappresentazione verbale o grafica dei diversi livelli di comunicazione.

Altre difficoltà riguardano l’interpretazione letterale del linguaggio. Molti di questi bambini non capiscono il sarcasmo o quando vengono presi in giro e si offendono molto facilmente perché danno un’interpretazione letterale a tutto quello che gli altri dicono. Questo vale anche per i modi di dire e le metafore (Hai perso la lingua? Tieni gli occhi sulla palla. Toccare il cielo con un dito…) che interpretano sempre alla lettera. Tutto questo causa molta confusione in loro tanto che di solito devono essere solo i genitori a spiegare il senso dello scherzo. Questa difficoltà oltre ad essere spesso bersaglio da parte degli altri bambini può generare veri e propri attacchi d’ira e di nervosismo. A tal proposito è opportuno: pensare come potrebbero venire fraintesi i commenti o le istruzioni; spiegare le metafore e i modi di dire.


Proseguendo nella rassegna delle varie aree linguistiche compromesse si arriva alla prosodia, ovvero la melodia del discorso. Quando si ascolta il discorso di un bambino con la Sindrome di Asperger il ritmo e il timbro della voce sono del tutto invariati. Ci può essere una mancanza di modulazione, per cui i discorsi sono piatti e monotoni e la dizione eccessivamente perfetta. Di solito questo bambino non cambia l’accento per farlo diventare simile a quello degli altri bambini, mentre altre volte somiglia a quello dei presentatori del loro programma preferito. In questo caso si può intervenire insegnando a modulare l’accento, il ritmo e il timbro per sottolineare le parole chiave e le emozioni associate.


Da adolescente il bambino con Sindrome dei Asperger potrebbe iniziare ad avere un linguaggio pedante o eccessivamente formale, tanto da far infuriare l’interlocutore. A volte infatti si rivolgono agli altri ragazzi usando nome e cognome o espressioni da veri adulti. Una soluzione in questo caso potrebbe essere quella di evitare astrazioni o mancanza di precisione.


L’aspetto più creativo e affascinante di questa patologia si riscontra quando questi bambini, parlando, usano delle parole idiosincratiche. Una volta una bambina descrisse la caviglia come “il polso del piede” e i cubetti di ghiaccio come “le ossa dell’acqua”. Questo aspetto, che è come ho già detto il più tenero e creativo, è solo da incoraggiare e stimolare sempre di più.
I bambini piccoli di solito vocalizzano i loro pensieri quando giocano con gli altri o da soli, ma quando arriva il momento di andare a scuola hanno già imparato a tenere i loro pensieri per sé. I bambini con Sindrome di Asperger invece continuano per molti anni a vocalizzare i loro pensieri, anche quando ci si aspetterebbe il contrario. Questo spesso causa distrazione negli altri bambini della classe o prese in giro, quando parlano da soli in cortile. A volte potrebbe addirittura succedere che il bambino non senta le istruzioni date in classe dall’insegnante perché troppo impegnato nella sua conversazione personale. E’ molto importante capire perché il bambino parla da solo, di solito il senso di queste vocalizzazioni è semplicemente costruttivo, rassicurante o un modo di riorganizzare i pensieri mentre altre volte può essere la spia di un vero e proprio ritardo dello sviluppo. Se questo aspetto del linguaggio dovesse diventare un problema si potrebbe intervenire incoraggiando il bambino a bisbigliare invece che a parlare a voce alta oppure a “pensare e non dire” quando ci sono altre persone vicino a lui. E’ molto singolare infatti che bambini con la Sindrome di Asperger continuano a muovere silenziosamente le labbra in sincronia con i loro pensieri.


Altra difficoltà che questi bambini incontrano nel loro linguaggio riguarda la “discriminazione e distorsione uditiva” . Molti di questi bambini infatti riferiscono la difficoltà di concentrarsi sulla voce di un singolo individuo quando ci sono più persone che parlano. In tal caso è opportuno che un foniatra o un otorino valuti le sue abilità di elaborare le informazioni uditive. Sarà utile incoraggiare il bambino a chiedere di ripetere un’istruzione, di dirla con altre parole o di scriverla nonostante la sua riluttanza a chiedere aiuto per la paura di essere considerato stupido. Inoltre per questi bambini potrebbe risultare molto più facile fare una pausa tra un’istruzione e l’altra. A volte il bambino con Sindrome di Asperger può parlare troppo o troppo poco. Spesso il suo entusiasmo per un certo argomento lo porta ad essere logorroico, noioso e con un linguaggio molto fluente; altri invece possono trascorrere molto tempo restando muti. L’esperienze clinica ha permesso di individuare che alcuni di questi bambini parlano solo con gli altri bambini o con i loro genitori, mentre presentano verso gli altri adulti un “mutismo elettivo”. Spesso per loro essere a corto di parole potrebbe essere dovuto ad uno stato d’ansia eccessivo. In questo caso il problema non riguarda propriamente una compromissione del linguaggio ma l’effetto dell’emozione sulla capacità di parlare, cosa che potrebbe richiedere un trattamento specifico.

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ATTENZIONE: Le informazioni contenute in questa pagina hanno solo uno scopo divulgativo. Per questo, pur essendo state scritte da personale qualificato, non possono sostituire il parere del medico nelle decisioni e nelle scelte terapeutiche.


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Il linguaggio nel bambino con la sindrome di Asperger

(L' argomento è stato trattato dalla TNPEE Laura Reali, facendo riferimento a questa Bibliografia)

9 novembre 2007
 
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