"Meravigliosa esperienza della terapia di gruppo"Criteri diagnostici per strutturazione di un gruppo in Pratica Psicomotoria.La struttura della seduta e le metodologiePrimo momento: Si entra nella stanza e si crea un primo spazio comune di comunicazione dove ogni bambino può mettere il gruppo al corrente di qualche novità della sua vita avvenuta nella settimana precedente, e progettare insieme il gioco. Secondo momento: Definito anche momento d’azione, in questa fase è importante il ruolo del Terapista che osserva senza intralciare i processi d’interazione. Terzo momento: Riguardano la rielaborazione del vissuto senso-motorio attraverso attività simboliche come: Drammatizzazione, disegno, pittura, manipolazione con plastilina, racconti e lettura d’immagini, giochi in scatola. Una parte importante della metodologia riguardano gli incontri con i genitori, che restano i protagonisti della storia del bambino. Nei periodici incontri con i genitori, si analizzano i cambiamenti avvenuti nel bambino in Terapia, nell’ambiente familiare ed in quello scolastico. Grazie anche ai vari contributi portati da Lewin , (che definisce il gruppo sulla base di una duplice interdipendenza tra i membri e tra le variabili del campo), da Cattel, (che lo definisce in base alla soddisfazione che offre ai bisogni dei suoi membri), o Moreno, (che lo definisce in base alle affinità tra i membri stessi) si è giunti a considerare il gruppo ,in Pratica Psicomotoria,come un contenitore forte, in cui i contenuti “Scottanti” d’ogni singolo soggetto possono emergere ed essere trasformati dall’interazione del gruppo. Questa trasformazione avviene in quanto il gruppo non rispecchia simmetricamente il contenuto che trapela dal soggetto, ma lo fa rimbalzare al suo interno, ridimensionandolo, sdrammatizzandolo e facendo un oggetto del gruppo che l’autore può guardare e trattare con più distacco. Le esperienze di terapia di gruppo in pratica psicomotoria prendono due orientamenti principali:
In ambito psicomotorio il gruppo rappresenta qualche cosa di assai simile alla zona intermedia d’esperienza elaborata da Winnicott, zona che sta a metà tra il mondo materno e la realtà. In esso i bambini possono vivere i loro fantasmi acquisendo la capacità di distanziarsene e contenerli. L’elemento fondamentale dell’educazione psicomotoria è facilitare lo sviluppo del mondo fantasmatico del bambino, attraverso situazioni che gli permettono di sperimentare il proprio mondo interiore, di sdrammatizzare le proprie paure davanti allo sguardo dell’adulto che si pone nell’aria di gioco come presenza rassicurante, il gruppo d’aiuto è invece una forma d’intervento terapeutico che agisce sugli arresti dello sviluppo fantasmatico nei bambini che non riescono a giocare il loro desiderio. Tale intervento consiste nel render possibile al bambino agire modalità di soddisfacimento legate a stadi evolutivi più arcaici, all’interno di un rapporto terapeutico che gli consente anche di rielaborare modalità relazionali che costituiscono un migliore compromesso tra desiderio e senso di realtà. Nell’accettazione psicanalitica, il fantasma è la messa in scena, più o meno costruita ed elaborata, di un desiderio inconscio, e questa scena si organizza attorno ad un’azione. Secondo la definizione data nel Laplanche-Pontalis nello scenario fantasmatico come “Raffigurazione dell’appagamento di un desiderio inconscio, più o meno deformato dai processi difensivi”, sono presenti insieme il soggetto e l’oggetto del desiderio, reciprocamente legati e significati dall’azione. In questo senso l’osservazione dell’azione e delle produzioni del bambino permette di ricostruire e comprendere lo scenario fantasmatico che ad esse fa da sfondo. Il bambino è soggetto ad impulsi primitivi, e perciò scarsamente in grado di sopportare la frustrazione. Poiché i suoi impulsi non sono ancora regolati, è esposto ad esplosioni di collera. E’ animato da una forte tensione verso la libertà di movimento, gioco, azione, di cui ha un bisogno pressante. E’ ricco di fantasia e, a determinati livelli d’età, realtà e immaginazione sono per lui confluenti e reversibili. Questo stato fluido deriva dai cambiamenti organici e dalla evoluzione psichica, oltre che da reazioni e risentimenti emotivi alle contingenze esterne. Secondo Aucouturier e Lapierre il fantasma si struttura in relazione ad un vissuto e può esprimersi attraverso la dimensione simbolica. Aucouturier per esprimere questo concetto risale alla nascita che viene vista come un passaggio: il neonato deve adattarsi immediatamente a nuove condizioni di vita. In realtà l’unità corporea, il vissuto di piacere abbozzato durante la fase pre-natale è messa a dura prova fin dalla nascita: adattamento alla pesantezza, ai movimenti bruschi non controllati, alla secchezza della pelle, alla luce,al freddo, agli odori, ai rumori, e soprattutto alla sete fanno vivere al bambino un terremoto sensoriale. Il corpo del bambino si compone dunque di zone di piacere e di dispiacere,che hanno troppo sofferto e che non possono integrarsi nella totalità del corpo. Queste zone sono scotomizzate; la sofferenza è tale che le emozioni e le immagini sono rimosse nell’inconscio. Le scotomizzate hanno la particolarità di non esser mai dell’ordine della rappresentazione e del linguaggio a meno che sopravvenga uno sblocco; esse non si integrano nella totalità del corpo. Si tratta dunque di una totalità relativa che non è mai totale. Queste zone assenti, formano una mancanza al corpo che è all’origine di un vuoto, di un’angoscia di perdita del corpo, di fantasmi d’incompletezza. Queste angosce originarie sono strettamente correlate le une con le altre e sono normalmente compensate simbolicamente dal piacere dell’espressività somatica: ma nel caso di una cattiva relazione madre-bambino, alimentata dalle pulsioni aggressive se non addirittura dalle pulsioni morbose e sadiche che inducono comportamenti di rifiuto e/o di possesso.
Quando incontriamo un intoppo nella evoluzione del bambino e del gruppo, il gioco non si modifica e la comunicazione non si instaura, può accadere che ci sia stata una riattivazione d’angosce che riguardano la rappresentazione di sé, angosce che non possono essere messe in immagine, cui l’adulto deve fornire sensazioni e strumenti perché possono essere ancorate al corpo in una dinamica di piacere. Le sensazioni riattivate possono essere ricondotte alle prime azioni-rappresentazioni del corpo, all’assorbimento- espulsione, all’interno spezzettato, al prima del verbale e dell’individuazione. Il bambino non può giocarsi queste sensazioni da solo perché non può rappresentarsele compitamente, da solo non può che fermarsi. La verbalizzazione non è che un veicolo minimo per l’espressione di sentimenti dei sentimenti dei bambini piccoli,che se disturbati, hanno l’esigenza immediata di dare sblocco attivo ai loro sentimenti, secondo il livello di sviluppo e la personalità di base. Le tensioni, le ansie, le paure li costringono a scegliere fra “la lotta o la fuga”, e nel maggior numero di casi essi optano per la prima. Ovviamente, a differenza degli adulti, i bambini non sono in grado di mettersi tranquillamente a sedere e riflettere sui propri sintomi emotivi e rapporti rispetto alle esperienze di vita. Il processo di comunicazione e la scarica dei sentimenti avvengono, prevalentemente attraverso il gioco, la fantasia e l’attività motoria, che, oltre a liberare tensioni emotive, danno anche sentimenti di potere e adeguatezza. Proprio attraverso la liberazione delle emozioni investite, che possono successivamente venire elaborate sul piano cognitivo, vengono rese possibili le alterazioni della personalità. Aucouturier quando parla di fantasmi sensomotori originari, in quanto al di là del sottolineare l’origine del fantasma a partire dalle sensazioni corporee essa propone e traccia delle possibilità
Dite la vostra su quest’argomento sul blog del neuropsicomotricista: www.neuropsicomotricista.com
|
|||||||||||||
