“L’esperienza vissuta dilata la vita portandola a una nuova dimensione”Il gruppo nell’ambito scolastico: nascita ed evoluzione.Il mutamento sociale della Rivoluzione Industriale richiese una radicale trasformazione della metodologia educativa. Nella società preindustriale il fanciullo vive attivamente le relazioni sociali nel vicinato, è in grado di assistere e partecipare direttamente al lavoro di produzione e trasformazione dei beni: coltiva il campo, apprende come si fa il pane; vede il fabbro creare dalla materia un attrezzo. La rivoluzione industriale, allontana il bambino da questi processi, gli opifici e la meccanizzazione, lo separano dal lavoro e lo privano di numerose occasioni di esperienza. Il rinnovamento dell’educazione è esigenza profondamente avvertita: numerosi sono i contatti e la circolazione di idee, che contribuiscono alla formazione della “Pedagogia di gruppo”.Essa attraverso il riconoscimento di ciascun bambino come soggetto, e della classe e dei gruppi come associazione di bambini, approda all’individuazione dell’insegnamento tra scuola e ambiente. Le scuole attive, basate su una concezione comunitaria e democratica dell’educazione, sono considerate storicamente fondate da John Dewey. Dewey propone l’introduzione nella scuola del lavoro. Ricordiamo anche il contributo di Georg Kerschensteiner (pedagogista tedesco,1854-1932), che concepì e attuò, nel periodo 1895-1919, un piano di d’insegnamento basato sulla considerazione degli interessi pratici prevalenti nei ragazzi dai sei ai tredici anni, che prese il nome di Scuola di Lavoro. Egli attraverso l’osservazione minuziosa dei modi di apprendere dei singoli giunge alla costituzione dei gruppi, alla divisione dei gruppi e alla coordinazione del lavoro di gruppo. In Francia, invece, Roger Cousinet condensa in un metodo di lavoro libero per gruppi l’idea e la sperimentazione di un metodo incentrato sull’autonomie del discente nel processo di apprendimento e sulla promozione della sua sociabilità. La classe di Cousinet è organizzata con una notevole quantità di materiale e strumenti didattici.L’insegnante deve mutare completamente prospettiva per essere in grado di affrontare il nuovo metodo. Egli deve riconoscersi nel ruolo del lavoratore, del ricercatore, del collaboratore dei gruppi. Non deve “guidare” ma solo aiutare. Spetterà tuttavia a lui preparare il più gran numero di attività, in modo ciascun gruppo, all’inizio del lavoro, ne trovi una a sé confacente. Inoltre si preoccuperà di illustrare in cosa consista ciascun lavoro, perché “ ogni gioco ha le sue regole”. Dopo di che l’insegnante si pone a disposizione dei gruppi, ponendosi anche come modello di condotta ed ordine. Dovrà collaborare lealmente con ciascun gruppo,mantenendosi nei limiti dell’aiuto richiesto: dovrà essere “Chi lavora con gli altri, non chi fa lavorare gli altri”.
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