Esperienze, Riflessioni, Proposte, ...La famigliaLavorare per il bambino, può dare molte soddisfazioni, ma è anche condizionato da tante responsabilità. Nelle mani del terapista della psicomotricità, vi è il futuro di molte persone; quello del bambino che viene in terapia, quello della sua famiglia e di tutte le persone che si trovano o troveranno intorno a lui. La famiglia affida al terapista il proprio bambino insieme con attese e speranze. I familiari credono in lui, a stento fanno domande; come se non volessero invadere troppo lo spazio della terapia, e nei momenti di colloquio condividono le proprie sofferenze, hanno voglia di parlare, dimostrano le loro paure, fanno domande che spesso iniziano con “ Perché…? ”, chiedono consigli. Questi sono momenti importantissimi per comprendere bene ed in modo complessivo la situazione di quel bambino. Da questi sia il genitore sia il terapista, possono prendere spunto: per un comportamento più adeguato nei suoi confronti, da parte della famiglia, per strategie terapeutiche, da parte del terapista. Ancora oggi però, almeno in alcune realtà non si da molta importanza all'interscambio d'informazione tra terapista-famiglia. A volte il tempo a disposizione che si dedica a questo, si racchiude in quei pochi minuti per di più suddivisi tra il momento in cui si va a prendere il bambino, per iniziare la terapia e il dopo quando si riaccompagna. Tra l'altro il tutto accade davanti a lui, che cerca di capire il discorso, e le altre persone presenti in sala d'attesa. Spesso le informazioni si riducono a: “E' cattivo…!”, “Si è comportato bene, ma…”, ed ovviamente ai saluti. Potrebbe essere una buona idea, oltre ad allungare i tempi, avere spazi adeguati per uno scambio tra terapista-famiglia. Periodicamente organizzare stage per le famiglie che frequentano il centro di riabilitazione, dove non solo si dovranno divulgare informazioni sulle varie patologie, i sintomi e tutto quello che possa riguardare questi argomenti, come il punto di partenza ed i limiti delle varie competenze. Ma soprattutto dare consigli sui giusti comportamenti che dovrebbero assumere di fronte a manifestazioni come: l'aggressività, l'inibizione, le frustrazioni, le provocazioni e su tutto quello che il proprio figlio quotidianamente presenta alla famiglia. Ancora dare spazio agli argomenti che proprio loro stessi propongono. Il tutto dovrebbe ruotare intorno ad un gran fulcro che deve essere la sensazione delle famiglie a non sentirsi da soli.
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