ConclusioniDescrivere un percorso professionale e oltre tutto doverlo esprimere in poche righe, è un impegno non facile, perché mentre si scrive vengono in mente molti concetti, che sembrano importanti più di quelli già pensati e per di più è difficile sintetizzarli. La “psicomotricità” non è un lavoro, ma una scelta di vita, chi la sceglie ha sicuramente delle potenzialità utili per l'altro. La teoria e la pratica non fanno altro che amplificarle. A volte però ci si rende conto che anche chi non lo è, riesce a mettere in atto dei comportamenti, di fronte ad atteggiamenti di un bambino, che può stupire lo psicomotricista, proprio perché vede compiere “ strategie terapeutiche ” da una persona con nessun titolo in merito. A volte si pensa che la soluzione di un problema sia più lontana di quando lo è realmente. Spesso proprio dopo il primo angolo, il problema è risolvibile. Per questo diventa importante non rinchiudersi in schemi fissi, ma aprire la visione verso l'esterno. La persona che può stupire lo psicomotricista non è altro che un qualcuno che sta ascoltando il bambino, lo sta guardando negli occhi, ma è anche piena di vita e ha tanta voglia di dare parte di sé al bambino. E' proprio l'ascolto, il confronto produttivo, la consapevolezza di avere molte responsabilità, sono questi gli obiettivi che tutti gli operatori sanitari, gli insegnanti, le famiglie e le persone chi vivono queste realtà, in un futuro prossimo dovrebbero meglio raggiungere. Non basta cambiare leggi, strutture, organizzazioni, bisogna anche entrare nell'ottica che solo ascoltando l'altro ci si può arricchire con nuove idee, nuovi progetti, altre vedute. Nello stesso tempo è bello anche provare soddisfazione sapendo quanto il meglio di sé può essere sfruttato da un altro.
Dite la vostra su quest’argomento sul blog del neuropsicomotricista: www.neuropsicomotricista.com
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